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Ansia e attacchi di panico, è tutta una questione di testa

Si stima che i disturbi di ansia siano fra i più comuni tra tutti i disturbi psicologici. Solitamente si vede l'ansia come qualcosa di esterno, verso cui non si può fare nulla, invece dipende esclusivamente dal nostro modo di percepire, prevedere ed evitare situazioni.

La PAURA è una risposta emotiva in presenza di un pericolo, in cui il livello di attivazione corporea si innalza improvvisamente e scende al venir meno di tali situazioni.

Per ANSIA si intende l’anticipazione di un evento vissuto come spiacevole, accompagnata da inquietudine e tensione. Sono entrambe reazioni di allarme con una funzione adattativa.

Un livello moderato di ansia in specifiche situazioni è utile in quanto permette l'aumento dell'attenzione, se però è troppo alto, le capacità cognitive ne risentiranno.

Un livello di ansia molto forte può sfociare nel panico, un periodo circoscritto di intensa paura che talvolta si avvicina al terrore, associato spesso ad un senso di pericolo mortale. Dura normalmente minuti e solitamente è provocato dall’esposizione a situazioni prevedibili. Il primo attacco è spesso preceduto da eventi stressanti della vita. Se si verifica un secondo episodio, l’individuo comincia a temere che se ne verificheranno altri, diventa apprensivo, evita situazioni da cui non potrebbe scappare, pianifica strategie di fuga. Questo evitamento è la principale causa del mantenimento della paura. Evitando una situazione si rinforza la convinzione che sia pericolosa e che non si è in grado di affrontarla. Allontanandosi da uno stimolo che genera paura, essa si abbassa, rinforzando l'associazione stimolo-paura e no stimolo-no paura. Rimanendo in una situazione che provoca panico, ci sarebbe un graduale esaurimento fisiologico dello stesso.

Il nostro modo di parlarci e di valutare le situazioni influenza moltissimo le nostre emozioni. E' per questo che nel trattamento dei disturbi di ansia diventa fondamentale lavorare sul proprio dialogo interno, per individuare e modificare quei pensieri disfunzionali che provocano l'aumento della paura.

Dal punto di vista comportamentale si modifica la risposta messa in atto in presenza della situazione ansiogena. È necessario abituarsi a tale stimolo, farlo diventare familiare. Questo viene fatto attraverso l’esposizione, dal vivo o in immaginazione, allo stimolo temuto. E' importante scardinare l'associazione stimolo/paura e comprendere che fra i due c'è un passaggio, la valutazione su ciò che accadrà, ed è questa a provocare ansia.

Importante è anche imparare a rilassare il proprio corpo e percepirlo in modo corretto.

La terapia cognitivo comportamentale prevede un lavoro su ognuno di questi aspetti, in modo collaborativo con il paziente. La persona è parte attiva del trattamento e il terapeuta gli fornisce gli strumenti più adeguati per ristrutturare il suo modo di affrontare la vita.


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